Piccoli lotti nella cosmetica conto terzi: quando conviene e quando no
Nella cosmetica conto terzi esistono due modelli che vengono spesso confusi, e che invece rispondono a esigenze diverse.
Il primo parte da una formula sviluppata su richiesta e produce quantità elevate. Il secondo parte da referenze già esistenti e documentate, e personalizza quello che sta fuori dalla formula. Il secondo è quello che si chiama produzione in piccoli lotti, e non è una versione ridotta del primo: è un modo diverso di impostare il progetto.
Capire a quale dei due si appartiene evita la maggior parte degli errori che si commettono prima ancora di ordinare.
Che cosa cambia fra i due modelli
La differenza non riguarda la qualità del prodotto, che in entrambi i casi deve rispettare il Regolamento (CE) n. 1223/2009 ed essere sostenuta da un dossier di sicurezza. Riguarda che cosa si sta comprando.
Chi commissiona una formula compra uno sviluppo: prototipo, prove di stabilità, challenge test, valutazione della sicurezza redatta da un professionista qualificato. Sono mesi di lavoro e un investimento che va sostenuto prima di sapere se il prodotto vende. Il confronto completo fra le due strade è quello fra una formula su misura e una formula pronta.
Chi lavora in piccoli lotti compra una referenza che esiste già, con il proprio contenitore e la propria documentazione, e ci mette sopra la propria identità. La variabile produttiva è la stampa dell’etichetta, e la stampa digitale ha costi di avviamento bassi: è la ragione tecnica per cui le soglie possono scendere a pochi pezzi.
Le cinque situazioni in cui conviene
Il modello a piccoli lotti risponde bene a condizioni precise, e vale la pena riconoscerle.
La prima è quando esiste già una clientela. Chi ha un’attività avviata non deve costruire il traffico: ha persone che entrano e si fidano, e il prodotto con il proprio nome si aggiunge a un rapporto esistente invece di crearne uno.
La seconda è quando non si sa ancora che cosa venderà. Quindici confezioni distribuite su cinque referenze producono cinque segnali di vendita distinti, mentre cinquanta pezzi di un solo prodotto ne producono uno. Su un primo ordine l’informazione vale più della quantità.
La terza è quando il capitale circolante è limitato. Le voci che non si ripetono sono la registrazione al portale europeo, dovuta una volta per referenza, e l’eventuale grafica oltre le proposte incluse. Dal secondo ordine resta la sola merce.
La quarta è quando lo spazio è poco. Quindici confezioni occupano meno di uno scaffale, e non serve un magazzino dedicato né alcuna struttura in più.
La quinta è quando il mercato di riferimento è locale. Su un bacino ristretto un lotto industriale resterebbe invenduto per anni, consumando nel frattempo il proprio periodo di conservazione.
Quando invece non conviene
Vale la pena dire anche il contrario, perché un modello che risponde a tutto non esiste.
Non conviene a chi ha bisogno di una composizione che il catalogo non prevede. Se il progetto poggia su un ingrediente specifico, su una texture particolare o su una promessa che richiede una formulazione dedicata, il piccolo lotto non è la strada: la formula appartiene alla referenza e non si modifica.
Non conviene a chi punta sull’esclusiva della formula come elemento distintivo. Una referenza di catalogo può essere scelta anche da altri, con etichette diverse. Su un canale dove il confronto fra prodotti è diretto, come la vendita a distanza, questo inizia a pesare.
Non conviene a chi lavora su volumi elevati e ricorrenti. Superata una certa quantità il costo unitario di una produzione dedicata scende sotto quello del catalogo, e il conto si ribalta.
Non conviene, infine, a chi cerca un contenitore proprio. Passare a un contenitore dedicato apre una commessa presso un produttore di packaging, con minimi di stampo o di serigrafia di tutt’altro ordine di grandezza.
Che cosa si personalizza e che cosa no
Il perimetro va conosciuto prima di scegliere le referenze, perché è quello che determina fin dove può arrivare il progetto.
Si personalizza l’etichetta, sviluppata sul proprio logo, e l’eventuale confezione esterna. Si sceglie quali referenze mettere in gamma, in quali formati e con quale nome. Si decide il prezzo al pubblico, che è interamente una scelta di chi vende.
Non si modificano la formula, la texture, la profumazione e il contenitore, perché appartengono alla referenza. Ogni composizione ha superato prove di stabilità e challenge test e ha un dossier di sicurezza che vi si riferisce: cambiarne una parte significherebbe rifare quel percorso.
Il perimetro completo di che cosa comprende una fornitura di questo tipo è descritto in come funziona la produzione conto terzi.
Le soglie reali
Le condizioni di ingresso sono tre, e sono quelle che rendono il modello praticabile.
Il primo ordine richiede almeno 5 tipologie di prodotto diverse, con un minimo di 3 pezzi per referenza. Non esiste un minimo d’ordine in valore economico: quindici confezioni complessive sono il pavimento tecnico.
Dal secondo ordine il vincolo delle cinque tipologie non si applica più. Si riordina anche un solo prodotto, sempre con un minimo di 3 pezzi, e il riordino viene evaso in 7 giorni dall’arrivo del pagamento.
Il primo ordine viene evaso in 7 giorni dall’arrivo del pagamento e dall’approvazione delle bozze, non dal primo contatto. È una precisazione che cambia il conto, perché le fasi che precedono l’approvazione dipendono dai tempi di decisione di chi ordina: scelta delle referenze, invio del logo in formato vettoriale, approvazione della grafica.
Il ragionamento completo sulle soglie è quello del lotto minimo nella cosmetica conto terzi, che confronta i quattro scenari possibili dall’etichetta al contenitore dedicato.
Gli adempimenti che restano comunque
Un prodotto in piccolo lotto è un cosmetico a tutti gli effetti, e questo non cambia in base alla quantità.
Serve un soggetto responsabile identificato in etichetta con nome e indirizzo, un dossier di sicurezza per ciascuna referenza e una notifica al portale europeo prima della messa in vendita. Vale anche per i prodotti offerti e non venduti, perché la messa a disposizione del pubblico è immissione sul mercato indipendentemente dal prezzo.
Nel modello conto terzi questi adempimenti restano al fornitore quando il ruolo di soggetto responsabile è suo, con un contributo di €15,57 + IVA per referenza. Chi preferisce la propria ragione sociale in etichetta assume il ruolo di soggetto responsabile, a €90,00 + IVA per prodotto, con gli obblighi documentali che ne derivano.
Il conto che decide
La domanda utile non è quanto costa partire, ma quante confezioni servono perché la spesa iniziale sia rientrata.
Si prendono le voci che non si ripetono, cioè la registrazione delle referenze e l’eventuale grafica aggiuntiva, e si dividono per il margine unitario medio. Il margine è il prezzo al pubblico meno il costo pieno del prodotto etichettato, e il ricarico che il settore considera sostenibile parte da tre volte il costo unitario.
Su cinque referenze le voci non ripetibili si contano in poche decine di euro, e rientrano con un numero di vendite contenuto. Il resto della spesa è merce, cioè capitale trasformato in scorta: finché le confezioni sono a scaffale quel valore esiste ancora.
Tutto il conto poggia sul prezzo di vendita, che si costruisce dal costo pieno in su, e sulla composizione della gamma, che segue i criteri di una prima linea cosmetica.
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Domande frequenti
Significa partire da referenze già esistenti e documentate, personalizzando quello che sta fuori dalla formula: etichetta, nome, confezione esterna. La variabile produttiva è la stampa dell’etichetta, che in digitale ha costi di avviamento bassi.
No. Deve rispettare il Regolamento (CE) n. 1223/2009 come qualunque altro cosmetico, con dossier di sicurezza redatto da un valutatore qualificato, prove di stabilità e challenge test superati e notifica al portale europeo prima della vendita.
Almeno 5 tipologie di prodotto diverse con un minimo di 3 pezzi ciascuna, senza minimo d’ordine in valore economico. Dal secondo ordine il vincolo sulle tipologie non si applica e si riordina anche un solo prodotto.
No. Formula, texture, profumazione e contenitore appartengono alla referenza, perché ogni composizione ha superato prove di stabilità e challenge test e ha un dossier che vi si riferisce. Si personalizzano etichetta e confezione esterna.
Quando serve una composizione che il catalogo non prevede, quando l’esclusiva della formula è l’elemento distintivo del progetto, quando i volumi sono elevati e ricorrenti, oppure quando serve un contenitore dedicato.
Il primo ordine viene evaso in 7 giorni dall’arrivo del pagamento e dall’approvazione delle bozze, i riordini in 7 giorni dall’arrivo del pagamento. Le fasi che precedono l’approvazione dipendono dai tempi di decisione di chi ordina.
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