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Come funziona la produzione conto terzi dei cosmetici

La produzione conto terzi si riassume in una riga: un’azienda realizza i prodotti, un’altra li vende con il proprio marchio. Quello che succede in mezzo è dove si decide se la tua prima linea arriva quando ti serve oppure slitta di un mese.

Se stai valutando questa strada, la domanda utile non è che cosa sia il conto terzi. È chi fa cosa, in che ordine, e quali passaggi dipendono da te. Perché quasi nessun ritardo nasce in produzione.

Cosa si intende per produzione conto terzi

Per produzione conto terzi si intende l’accordo con cui un’azienda realizza prodotti che un’altra commercializza con il proprio marchio. Il fornitore mette formule, impianti e conformità normativa. Il committente mette il marchio, la scelta delle referenze e la rete di vendita. Nella cosmetica lo stesso modello viene chiamato anche private label.

Il termine arriva dall’industria manifatturiera, ma nella cosmetica ha una particolarità che altrove non esiste. La responsabilità legale del prodotto non segue automaticamente chi lo fabbrica: il Regolamento (CE) n. 1223/2009 la assegna a una figura precisa, la Persona Responsabile. Può essere il fornitore oppure puoi essere tu. È una scelta, non un automatismo, e cambia sia i costi sia gli adempimenti che ti restano sulle spalle.

Che cos’è la lavorazione conto terzi

Lavorazione conto terzi e produzione conto terzi vengono usate come sinonimi, ma non indicano la stessa cosa. Nella lavorazione conto terzi il committente fornisce le materie prime e il terzista esegue solo la trasformazione: il prodotto sfuso resta di proprietà di chi ha consegnato gli ingredienti. Nella produzione conto terzi il fornitore mette anche le materie prime e la formula.

Per chi parte da zero lo scenario reale è quasi sempre il secondo. Il primo riguarda aziende che hanno già una formula di proprietà e cercano soltanto capacità produttiva. Se stai ancora decidendo quanto vuoi che la formula sia tua, la differenza tra private label, white label e formula su misura è il passaggio da chiarire prima di tutti gli altri.

Come funziona il conto terzi, fase per fase

Il percorso completo, dal primo contatto alla merce in magazzino, si compone di sette passaggi. Tre li gestisce il fornitore, quattro dipendono da te.

1. Selezione delle referenze

Si sceglie dal catalogo cosa comporre. È in questa fase che si decide anche il volume, perché il primo ordine richiede almeno 5 tipologie di prodotto diverse, con un minimo di 3 pezzi per referenza. Sui riassortimenti il vincolo delle 5 referenze cade.

Se il tema dei volumi minimi ti preoccupa, il lotto minimo nella cosmetica conto terzi merita un approfondimento a parte.

2. Richiesta di accesso e listino

I prezzi della cosmetica professionale non sono pubblici. Servono un account e una posizione fiscale regolare per vederli.

3. Invio del logo

Il logo va consegnato in formato vettoriale ad alta risoluzione. Un file in JPG a bassa risoluzione blocca il passaggio successivo, ed è uno dei motivi più banali per cui una linea parte in ritardo.

4. Bozze grafiche

Dopo l’ordine il team grafico ti contatta e prepara le bozze dell’etichetta sul tuo logo, seguendo le tue indicazioni su colore, sfondo e plastificazione. Sono comprese due bozze: la prima e una seconda con le tue modifiche. Dalla terza, ogni modifica costa €80 + IVA.

5. Approvazione della bozza

È il tuo via libera alla stampa delle etichette. Prima di darlo vale la pena controllare che ci siano tutti gli elementi obbligatori dell’etichetta, perché una correzione dopo la stampa significa ristampare.

6. Documentazione e conformità

Ogni referenza ha bisogno del suo PIF e della registrazione al portale CPNP. Con LaTuaCosmetica come Persona Responsabile il contributo è di €15,57 + IVA per prodotto. In questo caso sul retro dell’etichetta compare una ragione sociale apposita. Se preferisci diventare tu Persona Responsabile, in etichetta compare il tuo nome e il contributo è di €90,00 + IVA per prodotto. In entrambi i casi si paga solo la prima volta per ogni referenza.

7. Stampa, etichettatura e consegna

Da qui in avanti non devi più fare nulla. Il primo ordine viene evaso in 7 giorni dall’arrivo del pagamento e dall’approvazione delle bozze. I riordini vengono evasi in 7 giorni dall’arrivo del pagamento.

Quali fasi rientrano nei 7 giorni e quali no

Questo è il punto che genera più equivoci. I 7 giorni non partono dal primo contatto: partono dall’arrivo del pagamento e dal momento in cui approvi le bozze. Tutto quello che viene prima ha una durata che decidi tu.

FaseRientra nei 7 giorniChi ne determina la durata
Selezione delle referenzeNoTu
Richiesta di accesso e listinoNoTu
Invio del logo vettorialeNoTu
Preparazione delle due bozzeNoIl fornitore
Approvazione della bozzaNo, ed è qui che si perde più tempoTu
Stampa delle etichetteSì, il conto parte da quiIl fornitore
Etichettatura e confezionamentoIl fornitore
Registrazione CPNP e archiviazioneSì, in paralleloIl fornitore
SpedizioneIl corriere

Letta così, la tabella dice una cosa poco intuitiva: la variabile che pesa di più sulla data di consegna non è il fornitore, sei tu. Chi approva la grafica in due giorni riceve la merce settimane prima di chi ci mette un mese a decidere il colore dell’etichetta. Ogni fase ha una durata propria, e le tempistiche di produzione si sommano dalla selezione fino alla consegna.

Quando non serve la licenza conto terzi

Nella cosmetica una licenza di conto terzi non esiste. La domanda arriva da settori dove esistono autorizzazioni specifiche per la lavorazione per conto altrui, ma il Regolamento (CE) n. 1223/2009 non prevede nulla di simile.

Quello che serve è un’altra cosa: che ogni prodotto abbia una Persona Responsabile identificata, un PIF completo e una notifica al portale CPNP prima dell’immissione sul mercato. Non è una licenza da richiedere una volta, è una condizione che deve valere per ogni singola referenza e per ogni sua versione etichettata.

Sul piano fiscale ti serve una posizione regolare: ditta individuale con partita IVA, società di persone o società di capitali. Non è possibile vendere cosmetici a marchio proprio senza una forma giuridica riconoscibile, perché è quella che compare in etichetta se scegli di essere tu la Persona Responsabile.

Che cosa resta in capo a te

La divisione dei compiti cambia in base a una sola decisione: chi è la Persona Responsabile.

Se lasci il ruolo al fornitore, la parte normativa esce dal tuo perimetro. PIF, notifica CPNP, cosmetovigilanza e archiviazione delle etichette restano gestiti da lui. Sul retro dell’etichetta compare una ragione sociale apposita, così il prodotto non è riconducibile al fornitore. È l’opzione che sceglie la maggior parte di chi lancia la prima linea.

Se il ruolo lo prendi tu, in etichetta compare la tua ragione sociale e diventi il riferimento per le autorità competenti. Devi conservare il PIF, tenerlo aggiornato e rispondere in caso di controllo. In cambio il prodotto è riconducibile soltanto a te, il che conta se stai costruendo un brand che vuoi rivendere o far crescere fuori dal tuo territorio.

Quello che resta tuo in entrambi i casi: la scelta delle referenze, il posizionamento, il prezzo al pubblico e la vendita. Nessun fornitore conto terzi decide come vendi.

Dove si perde più tempo

Su un primo ordine i ritardi si concentrano quasi sempre negli stessi quattro punti.

  • Il logo consegnato in formato sbagliato. Un file vettoriale non si improvvisa e recuperarlo dal grafico che ha fatto l’insegna cinque anni fa può richiedere settimane.
  • Le modifiche grafiche a raffica. Le prime due bozze sono comprese, ma dalla terza ogni modifica costa €80 + IVA e allunga i tempi.
  • L’indecisione sulle referenze. Cambiare un prodotto dopo l’approvazione della grafica significa rifare l’etichetta e la notifica CPNP di quella referenza.
  • L’aspettativa sbagliata sui tempi. Chi conta 7 giorni dal primo contatto arriva impreparato al lancio che aveva già comunicato ai clienti.

Nessuno di questi dipende dalla produzione. Sono tutti a monte, e sono tutti evitabili.

Se stai valutando un fornitore in una zona precisa del Paese, la mappa della produzione cosmetici conto terzi in Italia raccoglie le pagine regione per regione. Se invece vuoi farti un’idea di cosa si può personalizzare, il punto di partenza più comune sono le referenze viso.

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Domande frequenti sulla produzione conto terzi

Cosa si intende per produzione conto terzi?

È l’accordo con cui un’azienda produce cosmetici che un’altra vende con il proprio marchio. Il fornitore mette a disposizione le formule e gli impianti, e si fa carico della conformità al Regolamento (CE) n. 1223/2009. Il committente sceglie le referenze, ci mette il marchio e si occupa della vendita. Nella cosmetica il modello viene chiamato anche private label.

Come funziona il conto terzi nella pratica?

Si articola in sette fasi: selezione delle referenze, richiesta di accesso al listino, invio del logo vettoriale, preparazione delle bozze grafiche, approvazione delle bozze, gestione di PIF e notifica CPNP, stampa e consegna. Le prime cinque dipendono in gran parte dai tempi di decisione del committente.

Che cos’è la lavorazione conto terzi e in cosa si distingue dalla produzione?

Nella lavorazione conto terzi il committente fornisce le materie prime e il terzista esegue solo la trasformazione. Nella produzione conto terzi il fornitore mette anche materie prime e formula. Chi crea una linea partendo da zero rientra quasi sempre nel secondo caso.

Quando non serve la licenza conto terzi?

Nella cosmetica una licenza di conto terzi non esiste, quindi non serve mai. Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 non la prevede. Servono invece una Persona Responsabile identificata, un PIF per ogni referenza, la notifica al portale CPNP e una posizione fiscale regolare.

Quanto tempo passa dall’ordine alla consegna?

Il primo ordine viene evaso in 7 giorni, ma il conto parte dall’arrivo del pagamento e dall’approvazione delle bozze, non dal primo contatto. Le fasi precedenti dipendono da quanto rapidamente vengono scelte le referenze e approvata la grafica. I riordini vengono evasi in 7 giorni dall’arrivo del pagamento.

Posso cambiare una referenza dopo aver approvato la grafica?

Sì, ma comporta rifare l’etichetta di quel prodotto e la relativa notifica al portale CPNP, perché ogni versione etichettata è un prodotto distinto per la normativa europea. È il motivo per cui conviene chiudere la selezione delle referenze prima di avviare la parte grafica.

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