Il lotto minimo non lo decide la formula. Lo decide il livello di personalizzazione che chiedi. È la ragione per cui due preventivi per lo stesso identico prodotto possono partire uno da tre pezzi e l’altro da tremila.
Capito questo, la domanda «qual è il MOQ» smette di avere una risposta unica e ne acquista quattro, una per ciascuno scenario. Vale la pena vederli in fila, perché è lì che si decide quanto capitale immobilizzi al primo ordine.
Indice
Che cos’è il lotto minimo
Con lotto minimo, o MOQ dall’inglese minimum order quantity, si indica la quantità più bassa che un fornitore accetta di produrre per una singola referenza. Non è un capriccio commerciale: sotto una certa soglia il costo fisso di attrezzaggio, pulizia degli impianti e controllo qualità supera il valore della commessa.
La soglia però non nasce quasi mai dalla formula. Nasce da quello che c’è intorno alla formula.
Da cosa dipende il lotto minimo
Ogni livello di personalizzazione aggiunge un fornitore alla catena, e ciascuno porta con sé il proprio minimo di produzione. Il MOQ che ti viene comunicato è sempre il più alto tra questi.
| Livello di personalizzazione | Cosa si attiva nel processo | Cosa determina il minimo |
|---|---|---|
| Etichetta adesiva su referenza di catalogo | si stampa solo l’etichetta, il prodotto esiste già | la tiratura minima di stampa dell’etichetta, che è molto bassa |
| Astuccio o scatola personalizzata | si aggiunge una commessa di cartotecnica | la tiratura minima dell’astuccio, che di norma supera quella dell’etichetta |
| Contenitore dedicato: forma, colore, serigrafia | si apre una commessa sul produttore di packaging primario | il minimo dello stampo o del ciclo di serigrafia, spesso migliaia di pezzi |
| Formula sviluppata su misura | sviluppo, prove di stabilità, challenge test, nuovo dossier | la capacità minima del reattore, più il costo non ammortizzabile dei test |
Letta dall’alto verso il basso, la tabella spiega un fatto poco intuitivo: più il prodotto è tuo, più devi ordinarne. L’esclusività si paga in magazzino prima ancora che in fattura.
Perché il minimo non dipende dalla formula
Chi si avvicina alla cosmetica conto terzi immagina il collo di bottiglia nel reparto produzione. Nella pratica, quando parti da una referenza di catalogo, il prodotto sfuso è già stato realizzato: esiste, è stato testato, ha il suo dossier. Quello che manca è la tua etichetta sopra.
Personalizzare l’etichetta significa attivare una stampa digitale, che ha costi di avviamento contenuti e tirature minime basse. È questo il motivo tecnico per cui un modello di catalogo permette soglie che la cosmetica industriale tradizionale non ha mai potuto offrire, dove l’ordine tipico si misura in migliaia di pezzi per referenza.
Nel momento in cui chiedi un contenitore diverso da quelli a catalogo, però, il ragionamento si ribalta. Non stai più comprando un prodotto finito da etichettare: stai commissionando un componente. E i produttori di packaging ragionano per stampi e cicli, non per pezzi.
Il caso della cosmetica di catalogo
Nel modello a catalogo di LaTuaCosmetica i numeri sono questi: il primo ordine richiede almeno 5 tipologie di prodotto diverse, con un minimo di 3 pezzi per referenza. Non è previsto alcun minimo d’ordine in valore economico.
Dal secondo ordine in poi il vincolo delle 5 referenze cade. Puoi riordinare anche una sola tipologia, sempre con un minimo di 3 pezzi. È una struttura pensata per il riassortimento continuo più che per il grande stoccaggio.
Le due soglie hanno logiche diverse e conviene leggerle separatamente:
I 3 pezzi per referenza rispondono alla stampa dell’etichetta: sotto quella quantità il costo di avviamento non si distribuisce. È una soglia tecnica.
Le 5 tipologie richieste al primo ordine sono invece un vincolo commerciale, e hanno una ragione pratica. Una linea di una o due referenze non viene percepita come una linea dal cliente finale, quindi vende male. Su quante referenze partire c’è un ragionamento a parte nella guida alla prima linea cosmetica.
Come distribuire le cinque referenze
Il vincolo delle cinque tipologie viene spesso vissuto come un peso, ma se usato bene diventa il modo più economico di fare ricerca di mercato sul proprio pubblico.
Una distribuzione che funziona nella maggior parte dei canali si compone così. Due referenze ad alta rotazione, quelle che il cliente riacquista senza pensarci. Due referenze di posizionamento, che comunicano il livello della linea anche se ruotano meno. Una referenza di prova a formato ridotto, utile per far conoscere la gamma senza chiedere un acquisto pieno.
Con quindici pezzi complessivi al minimo assoluto ottieni cinque segnali di vendita distinti. Ordinare cinquanta pezzi di una sola referenza te ne dà uno.
Quanto costa un lotto minimo
Il costo del primo ordine non è solo il prezzo dei prodotti. Ci sono due voci che vanno messe a budget e che molti scoprono a preventivo già accettato.
La prima è la registrazione al portale europeo. Ogni referenza va notificata prima di poter essere venduta: con LaTuaCosmetica indicata come soggetto responsabile il contributo è di €15,57 + IVA per prodotto, addebitato solo la prima volta per ciascuna referenza. Se preferisci che in etichetta compaia la tua ragione sociale, il contributo sale a €90,00 + IVA per prodotto e comprende la creazione del dossier a tuo nome.
La seconda è la grafica. Due proposte complete sono incluse. Ogni elaborazione oltre la seconda costa €80 + IVA, e su una linea di cinque referenze qualche giro di troppo si nota in fattura.
Un confronto utile: sul mercato, la costruzione di un dossier completo per un singolo prodotto sviluppato da zero può arrivare a 5.000 euro, cifra citata nell’approfondimento su quanto costa creare una linea cosmetica. È la distanza economica tra partire da un catalogo e partire da una formula propria.
Gli errori nel calcolo del primo ordine
Sui primi ordini gli scivoloni si ripetono sempre uguali.
- Contare solo il costo dei prodotti, dimenticando che notifica al portale e grafica extra si sommano referenza per referenza.
- Ordinare il minimo su tutte le referenze. Se sai già quali due prodotti ruoteranno di più, ha senso caricare quelli e tenere gli altri alla soglia. Il MOQ è un pavimento, non una raccomandazione.
- Trattare il minimo come un obiettivo. Tre pezzi per referenza servono a testare la risposta dei clienti, non a costruire un magazzino.
- Chiedere una personalizzazione del contenitore già al primo ordine, che è la scelta capace di far saltare il minimo di due ordini di grandezza. Ha senso a volumi consolidati, non mentre stai validando il concetto: la differenza tra i vari livelli è spiegata nel confronto tra private label, white label e formula su misura.
- Non mettere per iscritto le soglie. Minimi, tempi e condizioni di riassortimento sono clausole, e stanno in un contratto di produzione conto terzi.
Se stai valutando quanto capitale serve per la partenza più leggera possibile, il ragionamento sulle cifre di ingresso è nell’articolo dedicato a cosa si ottiene con 300 euro. Per farti un’idea concreta dei formati e delle tipologie, il punto di partenza sono i campioncini viso, che hanno il minimo più accessibile dell’intero catalogo.
Vuoi vedere i minimi reali referenza per referenza? Richiedi l’accesso al catalogo.
Domande frequenti sul lotto minimo
Non esiste un valore unico: dipende dal livello di personalizzazione. Su una referenza di catalogo con etichetta personalizzata il minimo può essere di pochi pezzi, perché si stampa solo l’etichetta. Su un contenitore dedicato o una formula sviluppata da zero si sale a migliaia di pezzi, perché entrano in gioco stampi e capacità del reattore.
Con LaTuaCosmetica il primo ordine richiede almeno 5 tipologie di prodotto diverse, con un minimo di 3 pezzi per referenza, e non prevede un minimo d’ordine in valore economico. Dal secondo ordine in poi il vincolo delle 5 referenze non si applica e si può riordinare anche una sola tipologia.
Perché cambia cosa viene prodotto per te. Chi personalizza l’etichetta su un prodotto già esistente lavora sulla tiratura di stampa. Chi sviluppa una formula dedicata deve saturare un reattore e ammortizzare prove di stabilità e challenge test. Sono due strutture di costo diverse, non due politiche commerciali diverse.
Il minimo per referenza resta, il vincolo sul numero di tipologie no. Nel modello a catalogo si riordina anche un solo prodotto, con un minimo di 3 pezzi. È la ragione per cui conviene ragionare sul riassortimento frequente invece che su un unico ordine grande.
Alla singola referenza. Ogni prodotto ha la sua etichetta, il suo dossier e la sua notifica al portale, quindi ogni prodotto porta con sé il proprio minimo. Un ordine da cinque referenze è la somma di cinque minimi, non un minimo unico da distribuire.
No, e sarebbe controproducente. L’etichetta personalizzata è ciò che rende il prodotto tuo, e la sua stampa digitale è già la voce con la tiratura minima più bassa della catena. Il minimo si abbassa scegliendo referenze di catalogo invece di contenitori o formule dedicate, non rinunciando al marchio.
Blog La tua cosmetica Cosmetici conto terzi piccoli lotti