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Cosmetici vegani conto terzi: certificazioni, formule e claim consentiti

Vegano, cruelty free e naturale vengono usati come sinonimi in gran parte della comunicazione del settore. Indicano tre cose diverse, e una delle tre in Europa non distingue più nessuno.

Prima di costruire una linea attorno a questo posizionamento vale la pena capire che cosa dice ciascun termine, perché la differenza si vede in etichetta e in un’eventuale contestazione.

Che cosa rende vegano un cosmetico

Un cosmetico è vegano quando non contiene ingredienti di origine animale né derivati da animali. Il criterio riguarda la composizione, non il metodo di produzione né la sperimentazione.

Gli ingredienti di origine animale più diffusi nella cosmetica sono più di quanti si immagini:

  • cera d’api, presente in molti balsami e stick
  • miele e propoli, usati per le proprietà emollienti e lenitive
  • lanolina, ricavata dal vello della pecora
  • carminio, il colorante rosso estratto da un insetto
  • collagene ed elastina di origine animale
  • cheratina ricavata da corno o piume
  • alcuni acidi grassi e glicerine, se non specificati come vegetali
  • seta e suoi derivati

L’ultimo punto della lista è quello che genera più errori. La glicerina e diversi tensioattivi possono essere di origine sia vegetale sia animale, e l’INCI da solo non lo dichiara: serve la documentazione del fornitore della materia prima.

È il motivo per cui una linea vegana non si compone leggendo le etichette, ma verificando la filiera a monte.

Perché cruelty free in Europa non distingue

Qui c’è un equivoco che vale la pena chiarire, perché molti brand costruiscono la comunicazione su un elemento che non li differenzia.

Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 vieta la sperimentazione animale sui prodotti cosmetici finiti e sui loro ingredienti, e vieta l’immissione sul mercato europeo di prodotti testati su animali. Il divieto è pienamente operativo dal 2013.

Questo significa che qualsiasi cosmetico legalmente in vendita in Europa non è stato testato su animali. Non è un merito del singolo brand: è una condizione per esistere sul mercato.

Comunicarlo come vantaggio distintivo tocca uno dei criteri del Regolamento (UE) n. 655/2013 sui claim, quello che vieta di presentare come specifico del prodotto il semplice rispetto di un obbligo di legge. È uno dei sei criteri comuni che governano i claim cosmetici.

Vegano, cruelty free e naturale a confronto

TermineChe cosa indicaRegolato da
Veganoassenza di ingredienti di origine animalenessuna norma di legge, standard privati
Cruelty freeassenza di test su animaligià obbligatorio in Europa dal 2013
Naturaleorigine degli ingredientinessuna definizione legale, standard privati
Biologicometodo di coltivazione delle materie primenessuna definizione legale, standard privati

Le due colonne di destra dicono tutto. Nessuno di questi termini ha una definizione fissata dalla legge nella cosmetica: la loro credibilità si regge su standard privati verificati da enti terzi, oppure sulla documentazione che puoi produrre a supporto.

Gli standard del biologico e chi li certifica seguono invece regole proprie, come nei cosmetici certificati.

Le certificazioni vegan

Esistono marchi privati che verificano l’assenza di ingredienti di origine animale e concedono l’uso di un logo. In Italia il più diffuso è VeganOK; a livello internazionale il Vegan Trademark della Vegan Society è quello con il riconoscimento più ampio.

Il percorso segue la stessa logica di ogni certificazione: si presenta la documentazione di composizione e di filiera, l’ente verifica, concede l’uso del logo e lo rinnova periodicamente.

Come per il biologico, la certificazione non si può aggiungere a valle. O la referenza è stata verificata dentro un percorso certificato, oppure il logo non si può usare. Riprodurre un marchio di certificazione non ottenuto è una violazione seria, che riguarda sia la disciplina dei claim sia quella dei marchi.

Che cosa si può scrivere senza certificazione

Non tutte le linee hanno bisogno di un logo, e vale la pena sapere cosa resta dicibile.

Puoi dichiarare che una formula non contiene ingredienti di origine animale, se sei in grado di dimostrarlo con la documentazione di filiera delle materie prime. È un’affermazione verificabile e specifica, quindi sostenibile ai sensi del Regolamento (UE) n. 655/2013.

Quello che non puoi fare è usare il termine vegano come qualifica generica senza documentazione, o presentare l’assenza di test su animali come una tua scelta distintiva.

Nella pratica funziona bene descrivere la composizione reale invece di inseguire un aggettivo. Le formule del catalogo di riferimento sono prive di parabeni, SLES e SLS, siliconi, petrolati, coloranti sintetici, BHT e BHA, con profumi di origine naturale: sono elementi concreti, verificabili e più informativi di una qualifica.

Vegano non significa più delicato

Un’equivalenza che il mercato dà per scontata e che sul banco genera fraintendimenti.

Escludere gli ingredienti di origine animale non rende un prodotto più tollerato dalle pelli sensibili. Molti allergeni cosmetici sono di origine vegetale, e diverse essenze naturali hanno un potenziale sensibilizzante superiore a quello dei loro equivalenti di sintesi.

La sicurezza di un cosmetico, vegano o no, è stabilita dalla valutazione contenuta nel dossier di sicurezza, che è un adempimento obbligatorio in entrambi i casi e non cambia in base alla composizione dichiarata. Il dossier di sicurezza raccoglie composizione, prove e valutazione, e non cambia in base a quello che si dichiara.

Presentare una linea vegana come adatta alle pelli reattive è quindi un’affermazione che va sostanziata da prove, non dedotta dall’assenza di ingredienti animali.

Gli ingredienti che sostituiscono quelli animali

Una linea vegana non è una linea a cui è stato tolto qualcosa: le funzioni degli ingredienti esclusi vanno comunque coperte, e questo incide su texture e resa.

La cera d’api, che dà struttura a balsami e stick, viene sostituita da cere vegetali come la candelilla o la carnauba, che hanno punti di fusione e sensazione al tatto diversi. La lanolina, molto occlusiva, viene sostituita da burri vegetali che proteggono in modo meno persistente. Il carminio lascia il posto a coloranti minerali o vegetali, con una gamma di rossi più limitata.

Non sono sostituzioni neutre. Un prodotto vegano ben formulato non è semplicemente lo stesso prodotto senza ingredienti animali: è una formula riprogettata perché la funzione resti la stessa.

È anche il motivo per cui una linea vegana non si ottiene chiedendo al fornitore di togliere un ingrediente da una referenza esistente. O la referenza è nata così, o va sviluppata da capo.

Quando questo posizionamento conviene

Il vegano funziona quando è coerente con il resto del progetto e con il pubblico a cui parli.

Ha senso se il tuo cliente tipo fa già scelte di consumo su questo criterio in altri ambiti, perché in quel caso il posizionamento non deve essere spiegato: viene riconosciuto. Ha senso se la tua attività comunica già valori compatibili, e la linea cosmetica ne diventa la naturale estensione.

Ha molto meno senso come aggiunta a una gamma generalista, dove diventa un’etichetta in più che nessuno stava cercando e che nessuno ti chiederà mai di dimostrare. Il posizionamento si sceglie prima delle referenze, come in qualunque brand cosmetico costruito da zero.

Vale infine la pena ricordare che, nella cosmetica di catalogo, la composizione appartiene alla referenza e non si modifica. La verifica va fatta a monte sulle singole referenze che vuoi inserire in gamma, non a valle sulla linea nel suo insieme. È il perimetro che separa una formula pronta da una su misura.

Vuoi verificare la composizione delle referenze che ti interessano? Richiedi l’accesso al catalogo.

Domande frequenti sui cosmetici vegani

Che cosa rende vegano un cosmetico?

L’assenza di ingredienti di origine animale o da essi derivati. I più diffusi nella cosmetica sono cera d’api, miele, propoli, lanolina, carminio, collagene, elastina e cheratina animale. Alcuni ingredienti come glicerina e tensioattivi possono avere origine sia vegetale sia animale, e l’INCI da solo non lo dichiara.

Vegano e cruelty free sono la stessa cosa?

No. Vegano riguarda la composizione, cruelty free riguarda i test su animali. In Europa il Regolamento (CE) n. 1223/2009 vieta la sperimentazione animale sui cosmetici dal 2013, quindi qualsiasi prodotto legalmente in vendita non è testato su animali: non è un elemento distintivo del singolo brand.

Si può scrivere cruelty free in etichetta?

È un’affermazione problematica in Europa, perché presenta come vantaggio specifico il rispetto di un obbligo di legge valido per tutti. Il Regolamento (UE) n. 655/2013 sui claim vieta espressamente questo tipo di comunicazione tra i criteri comuni che ogni affermazione deve rispettare.

Esiste una certificazione vegan obbligatoria?

No, non esiste alcuna definizione di legge di cosmetico vegano. Esistono marchi privati che verificano l’assenza di ingredienti di origine animale, come VeganOK in Italia e il Vegan Trademark della Vegan Society a livello internazionale, ma si tratta di standard volontari.

Un cosmetico vegano è più delicato sulla pelle?

Non necessariamente. Escludere ingredienti di origine animale non incide sulla tollerabilità: molti allergeni cosmetici sono di origine vegetale e alcune essenze naturali hanno un potenziale sensibilizzante superiore ai corrispondenti di sintesi. La sicurezza è stabilita dal dossier, non dalla qualifica.

Come si verifica che una formula sia vegana?

Non leggendo l’INCI, che per molti ingredienti non distingue l’origine, ma risalendo alla documentazione di filiera delle materie prime. Glicerina, tensioattivi e alcuni acidi grassi possono essere di origine vegetale o animale, e solo il fornitore della materia prima può certificarlo.

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