Con 300 euro una linea cosmetica a proprio marchio si avvia. Non si costruisce un’azienda, non si riempie un magazzino e non si copre un anno di vendite: si mette in commercio un piccolo assortimento con il proprio nome sopra, in regola.
È una cifra che circola molto nella comunicazione del settore, quasi sempre senza spiegare cosa ci sta dentro. Vale la pena aprire il conto e guardare le voci una per una.
Indice
Le voci che non dipendono dalla quantità
Prima di ragionare sui prodotti bisogna mettere a bilancio due costi che restano identici che tu ordini tre pezzi o trecento.
Il primo è la registrazione al portale europeo. Ogni referenza va notificata prima di poter essere venduta, e il contributo è di €15,57 + IVA per prodotto con il fornitore indicato come soggetto responsabile. Si paga una volta sola per ciascuna referenza, mai più ai riordini successivi.
Il secondo è la grafica. Due proposte complete sono incluse nel servizio. Dalla terza in poi ogni elaborazione costa €80 + IVA, ed è la voce che manda fuori budget più preventivi di qualsiasi altra.
Su cinque referenze la notifica vale €77,85 + IVA. È un quarto abbondante di un budget da 300 euro, prima ancora di aver comprato un prodotto.
Che cosa ottieni con 300 euro
Tolti i costi di notifica su cinque referenze, restano circa 220 euro per la merce. Con un costo unitario medio ipotetico di 5 euro, sono una quarantina di pezzi.
Il primo ordine richiede almeno 5 tipologie diverse con un minimo di 3 pezzi ciascuna, quindi il vincolo tecnico minimo è di 15 pezzi. Con 40 pezzi hai margine per caricare le due referenze che pensi ruoteranno di più e tenere le altre alla soglia.
Il risultato concreto è questo: cinque prodotti con la tua etichetta, regolarmente notificati, pronti da vendere. Un assortimento che sta su una mensola.
Che cosa non ottieni: profondità di magazzino, astucci personalizzati, contenitori dedicati e qualsiasi margine di errore sulla grafica. Se sbagli due volte le proposte, il terzo giro ti costa un quarto dei prodotti.
Che cosa cambia con 1.000 euro
La differenza più importante non è avere più pezzi. È avere la possibilità di sbagliare.
Mille euro coprono la notifica su un numero maggiore di referenze e permettono di ordinare quantità che reggono qualche settimana di vendita senza andare in rottura. Soprattutto, lasciano una riserva per un giro grafico in più se le prime due proposte non convincono.
È anche la soglia in cui inizia ad avere senso ragionare per gamma invece che per prodotti singoli. Una linea di otto o dieci referenze coerenti comunica al cliente qualcosa che cinque prodotti scelti a caso non comunicano, e questo incide sul prezzo che puoi chiedere.
Che cosa cambia con 3.000 euro
A questo livello entra in gioco il packaging esterno. Astucci e scatoline hanno tirature minime di stampa proprie, indipendenti da quelle dell’etichetta, e sono la voce che fa la differenza percepita sullo scaffale.
Diventa sostenibile anche una scorta seria sulle referenze principali, che significa non perdere vendite per rottura di stock, e la costruzione di kit coordinati, che alzano lo scontrino medio.
Resta fuori la formula su misura. Sviluppo, prove di stabilità, challenge test e un dossier costruito da zero hanno un ordine di grandezza diverso: sul mercato, la costruzione del dossier per un singolo prodotto sviluppato ex novo può arrivare a 5.000 euro, cifra riportata nell’approfondimento su quanto costa creare una linea cosmetica.
Il confronto in tabella
I valori usano un costo unitario ipotetico di 5 euro, scelto per rendere il ragionamento verificabile. Il costo reale dipende dalla referenza e dal formato, e i listini della cosmetica professionale non sono pubblici.
| Budget | Referenze | Pezzi indicativi | Cosa ci sta dentro | Cosa resta fuori |
|---|---|---|---|---|
| 300 euro | 5 | circa 40 | etichetta personalizzata, notifica, due proposte grafiche | scorte, astucci, margine di errore sulla grafica |
| 1.000 euro | 8-10 | circa 140 | gamma coerente, scorta di qualche settimana, un giro grafico in più | packaging esterno personalizzato |
| 3.000 euro | 12-15 | circa 450 | astucci e kit, scorta sulle referenze principali | formula sviluppata su misura |
La colonna che conta è l’ultima. Nessuno dei tre scenari include una formula esclusiva, e questo è il vero discrimine tra i modelli di fornitura descritti nel confronto tra private label, white label e formula su misura.
Perché 300 euro non è poco
Vale la pena mettere la cifra in prospettiva. La cosmetica industriale tradizionale ha sempre lavorato su lotti da migliaia di pezzi per referenza, con investimenti di ingresso che partivano da diverse migliaia di euro. La ragione tecnica per cui oggi si può scendere così in basso è spiegata nella guida al lotto minimo nella cosmetica conto terzi: con una referenza di catalogo si stampa solo l’etichetta, e la stampa digitale ha costi di avviamento bassi.
Il punto è cosa ci si aspetta da quella cifra. Trecento euro comprano un test di mercato completo e regolare, non un fatturato. Servono a scoprire quali referenze ruotano nel tuo canale prima di impegnare capitale su quelle sbagliate.
C’è anche un aspetto che con un budget contenuto si sottovaluta, ed è il tempo. Un primo ordine da cinque referenze impegna comunque le stesse fasi di uno da venti: selezione, logo, proposte grafiche, approvazione, notifica. La differenza tra i tre scenari è nella merce, non nel percorso.
Questo ha una conseguenza pratica. Se prevedi di arrivare a 1.000 euro entro pochi mesi, ha senso registrare fin dal primo ordine le referenze che vorrai avere in gamma, anche ordinandone il minimo. Registrarle dopo costa la stessa cifra, ma ti obbliga ad aspettare un nuovo ciclo di grafica e notifica prima di poterle vendere.
L’errore di confrontare i preventivi sul solo prezzo unitario
Con un budget ridotto la tentazione è scegliere il fornitore che offre il costo per pezzo più basso. È il confronto meno affidabile che si possa fare, perché il prezzo unitario è solo una delle tre voci in gioco.
Le altre due, la notifica per referenza e le elaborazioni grafiche, hanno un peso che cresce proprio quando il budget è piccolo. Un fornitore con un prezzo per pezzo leggermente superiore, ma con la notifica compresa e tre proposte grafiche incluse, può risultare più conveniente su un ordine da 300 euro. Sullo stesso confronto a 3.000 euro diventa più caro.
Il confronto corretto si fa sul costo totale del primo ordine, sommando prodotti, notifica di ogni referenza ed eventuali revisioni grafiche. Poi si rifà il conto sul riassortimento, che è dove il rapporto vive nel tempo. I criteri completi di valutazione di un fornitore sono nella guida su come scegliere un laboratorio cosmetico conto terzi.
Quando rientri
Su un ordine da circa 40 pezzi con cinque referenze notificate, l’investimento complessivo si aggira sui 300 euro. A un prezzo al pubblico di 22 euro, bastano circa 14 pezzi venduti per coprire tutto.
Dal secondo ordine il conto migliora, perché la notifica delle referenze già registrate non si ripaga e il vincolo delle cinque tipologie non si applica. Il calcolo completo, con tre scenari e le voci che erodono il margine, è nell’articolo su quanto si guadagna con una linea a proprio marchio.
Per farti un’idea dei formati con la soglia di ingresso più bassa dell’intero catalogo, il punto di partenza sono i campioncini viso.
Vuoi vedere i prezzi reali e costruire il tuo primo ordine? Richiedi l’accesso al catalogo.
Domande frequenti sul budget di partenza
Dipende da quante referenze registri e da quanti pezzi ordini. Le voci fisse sono la notifica al portale, €15,57 + IVA per referenza pagata una sola volta, e le eventuali elaborazioni grafiche oltre la seconda, €80 + IVA ciascuna. Il resto è il costo dei prodotti, che varia per referenza e formato.
Sì, con un assortimento contenuto. Tolta la notifica su cinque referenze, restano circa 220 euro per la merce, sufficienti per una quarantina di pezzi a un costo unitario di 5 euro. Sono cinque prodotti con la propria etichetta, regolarmente notificati e pronti alla vendita.
È un vincolo commerciale, non tecnico. Una linea di uno o due prodotti non viene percepita come una linea dal cliente finale e vende male. Il vincolo cade dal secondo ordine in poi, quando si può riordinare anche una sola tipologia con un minimo di 3 pezzi.
No. Gli astucci e le scatoline hanno tirature minime di stampa proprie, indipendenti da quelle dell’etichetta, e portano il budget su un ordine di grandezza superiore. Con 300 euro si personalizza l’etichetta su referenze di catalogo, che è la voce con la soglia di ingresso più bassa.
No, si paga una sola volta per ciascuna referenza. Dal secondo ordine in poi quella voce sparisce per i prodotti già registrati, ed è la ragione per cui il margine dei riassortimenti è più alto di quello del primo ordine.
Sopra i 1.000 euro cambia la natura dell’ordine: si può costruire una gamma coerente di otto o dieci referenze, tenere una scorta che regge qualche settimana e avere margine per un giro grafico in più. Sotto quella cifra l’ordine resta un test di mercato, utile ma non ancora un canale di vendita.
Blog La tua cosmetica Cosmetici conto terzi piccoli lotti